
di Leo Beneduci_
Nelle carceri italiane si delinea un paradosso dalle tinte grottesche: mentre si combatte l’uso dei cellulari tra i detenuti, è sufficiente una telefonata tra i vertici del DAP per decidere trasferimenti e carriere di comandanti e dirigenti, dalla Sardegna alla Calabria, passando per Piemonte, Toscana e Campania.
In questo sistema dove le “vie brevi” – come attestano documenti che citano “come anticipato per telefono” – prevalgono sulle procedure ufficiali, il DAP si avventura ora in un progetto controverso: l’installazione di bungalow per le “stanze dell’amore”, sollevando interrogativi non solo logistici (i ricorsi dei detenuti pendono a decine…mentre al Dap si consumano solo vendette, punizioni e ovviamente promozioni per meriti eccezionali) ma anche sociali.
Chi si occuperà della pulizia?
Come verranno gestiti i controlli antidroga e anti-cellulare?
E, soprattutto, come verranno gestite le tensioni tra detenuti chiamati a condividere gli stessi spazi intimi con coppie omogenee e non?
L’amministrazione, già condannata dal TAR per trasferimenti pianificati con una semplice chiamata, si trova ora a dover affrontare una sfida ancora più complessa, mentre un’udienza il prossimo 20 febbraio potrebbe far tremare l’intero sistema di potere. (del piano terra e non solo).
Il DAP si ritrova così in un cortocircuito dove i telefoni sono proibiti nelle celle ma essenziali nei corridoi del potere, e dove la gestione dell’intimità dei detenuti si scontra con pregiudizi e questioni pratiche ancora tutte da risolvere. Un sistema che sembra reggersi più sulle “telefonate galeotte” che sulle procedure amministrative regolari.
Ci hanno detto questa mattina che di quello che accade e come accade al Dap, ai Colleghi/e interesserebbe poco; eppure le “bestialità” di Largo Daga a Roma e i metodi di quel luogo, oramai retrocesso a 30 anni fa, influenza ne hanno su quello che accade sul territorio e sul futuro degli appartenenti alla Polizia Penitenziaria.
Un fraterno saluto a tutti..
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria