
di Leo Beneduci_ Non vogliamo scrivere più di sottosegretari alla Giustizia onnipresenti e chiediamo, persino preghiamo, a chi ne ha il potere di non farcene scrivere più, perché è la triste e drammatica realtà delle carceri che ci interessa affrontare e risolvere per cui andiamo avanti secondo tale indirizzo. Oramai lo sanno tutti che gli attuali vertici del Dap sono lontani anni luce dalla realtà delle carceri, dove pure impongono un sempre più asfissiante pugno di ferro nei confronti degli agenti e dei comandanti non schierati, ad esempio per quanto riguarda l’irrealizzata “chiusura” dei detenuti A.S. È forse tale lontananza siderale (non volendo immaginare incompetenze varie) che rende sconosciuto al centro di comando delle carceri il fenomeno drammatico e in crescita nelle trincee detentive dei tossicodipendenti senza fissa dimora che si fanno arrestare perché dentro trovano tutto a costo zero? Le carceri sono diventate veri e propri fiumi in piena di medicinali dove i carrelli delle infermerie distribuiscono farmaci per usi non approvati ufficialmente (off-label) e tutto ciò che fuori costa o è inaccessibile.
Nelle carceri di Sollicciano, Torino, San Vittore, Beccaria, Prato, La Spezia, Livorno, Rieti, Perugia, Cagliari, Ariano Irpino, Terni e tante altre, farmaci utilizzati per scopi di piacere e sballo (uso ricreazionale) come Gabapentin, Rivotril, Contramal e Subtex sono diventati la nuova valuta di scambio. Sostanze che, seppur prescritte come terapie, rappresentano vere e proprie droghe alternative per chi vive nell’incubo dell’astinenza e non riesce ad accedere ai servizi SERD territoriali.
Abbiamo le prove di questo fenomeno e se qualcuno è interessato deve solo chiedercelo.
La situazione è esplosiva: Poliziotti di trincea bombardati da procedimenti disciplinari e penali per fatti connessi al servizio come gestione di detenuti aggressivi o richieste di immediato allontanamento, privi di formazione specifica e senza il supporto degli uffici dipartimentali, ma soprattutto senza la disponibilità di seri e qualificati servizi antidroga.
Gli esperti del DAP pretendono che si debbano gestire con caschi e scudi detenuti violenti e coalizzati, alterati dalle sostanze e coinvolti in un pericoloso mercato nero interno dove arriva tutto con droni, magliette impregnate.
Il DAP si è mai chiesto dopo il sequestro di un drone cosa succede? Quali faide si innescano tra acquirenti insoddisfatti e fornitori rimasti senza merce?
Un sistema dove i farmaci ricevuti in infermeria vengono rivenduti, mentre nuove sostanze entrano attraverso droni o tessuti impregnati di ketamina. L’unica cosa che al DAP sanno scrivere come un continuo ritornello privo di armonia e logica è “secondo le disposizioni vigenti”.
Questo cortocircuito perverso trasforma ogni turno di servizio in un calvario. I vertici del DAP continuano a ignorare la realtà: tre giri di carrello per quattro pasticche e cento gocce per tre pasticche è il nuovo mantra di chi cerca la dose gratis a spese dello Stato. E a pagarne le conseguenze sono gli eroi in uniforme in prima linea nelle carceri e senza strumenti né protezione.
È questa la risposta dello Stato all’emergenza tossicodipendenza? È questa la considerazione che il DAP ha per chi rischia quotidianamente la vita?
A tali domande qualcuno, prima o poi nelle opportune sedi, una risposta riuscirà a darla..
Fraterni Saluti a tutti.
Si autorizza pubblicazione e condivisione.
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP