Strane cose accadono…nel DAP, anche se sono vecchie cose, condotte con vecchi metodi e sulla base di vecchie idee, qualora di idee riuscissimo a parlare dopo esserci sforzati, a lungo, a cercarle senza trovarle.
Esiste un principio che da anni si segue non solo in politica: “se vuoi che i problemi non si risolvano nomina una commissione” perché, di regola, le commissioni difficilmente raggiungono risultati concreti benché poi al loro interno si passino mesi e mesi a discutere, se possibile, anche a suon di gettoni di presenza.
Al DAP peraltro sanno benissimo che già l’altisonante termine “commissione” implichi varie e disdicevoli conseguenze, oltre a quelle economiche, quali e ad esempio il doverne riconoscere il titolo di appartenenza ai componenti anche ai fini della carriera o comunque dei curricula; meglio allora i c.d. ‘Gruppi di Lavoro’ che tanto il prodotto non cambia, il tempo passa, coloro che vengono designati ne sono gratificati persino se su proposta sindacale e, nel frattempo, per dirla attraverso una detto romanesco, ‘l’omo campa’..
Peccato che il tempo sia già scaduto perché in termini di improvvisazione e inerzia tra vecchio e nuovo ‘regime’ – pardon ‘Legislatura’ – non risulta cambiato alcunché e ciò che conta ovvero il connubio che si dice debba essere irrinunciabile in una pubblica amministrazione qual è il DAP tra funzionalità ed efficienza sia bello che fallito mentre l’omo, ovvero e per quello che ci riguarda la Polizia penitenziaria, sia in fin di vita.
Un esempio concreto?
Le modifiche/integrazioni al Regolamento di Servizio del Corpo, previste dal decreto legislativo 172/2019 il cui articolo 35 stabilisce tra l’altro che: “1. Nel termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, con le modalità previste dall’articolo 29, comma 1, della legge 15 dicembre 1990, n. 395, sono apportati al regolamento di servizio del Corpo di polizia penitenziaria gli adeguamenti conseguenti all’entrata in vigore delle disposizioni di cui al presente capo. “, ovvero necessarie per l’inserimento di quelle figure del Corpo che l’attuale DPR 82/1999 non prevede, cioè e per semplificare i Commissari.
Dopo 4 anni al Dap hanno fatto qualcosa?
NO! Se volessero potrebbero farlo? SI!
Seppure in ritardo di 4 anni faranno qualcosa? NO!
Però, dopo palleggiamenti vari tra un piano e l’altro di Largo Daga 2, hanno nominato un….Gruppo di Lavoro.
Tra gli altri, un ulteriore esempio? Le aggressioni e i modelli operativi. Personalmente dopo avere ascoltato le opinioni e soprattutto le doglianze di decine e decine di Colleghi/e sul territorio, nel mentre progredivano negli istituti penitenziari botte, avvisi di garanzia e rinvii a giudizio (non solo nei confronti dei Poliziotti penitenziari) ho versato fiumi di inchiostro (delle stampanti) per scrivere, proporre e chiedere al DAP su quello che di concreto si poteva fare.
Qualcuno ha mai risposto? NO! Hanno persino dimenticato, a parte la cortesia-educazione del riscontro che dall’attuale DAP neanche mi aspetto, che in base alle regole sulle responsabilità di chi comanda, benchè la legge non ammetta ignoranza e la responsabilità penale sia personale, dovrebbero essere i vertici ad impartire le disposizioni del caso, quanto meno generiche e più accurate possibile, nei confronti dei propri sottoposti e che l’iniziativa non possa essere lasciata sempre agli ultimi e più deboli della catena gerarchica.
Per il futuro al Dap lo faranno? NO! Però stanno nominando…….un Gruppo di Lavoro con designazione, seppure informale, anche di matrice sindacale affinché qualcuno se ne compiaccia persino, ma non Noi dell’O.S.A.P.P. che distintamente ringraziamo e salutiamo, ma che non parteciperemo avendo già fatto e dato, per primi e volutamente inascoltati, molto di più del nostro dovere.
Ma io, lasciatemelo dire, sono un ben noto “Bastian contrario” che si lamenta e ce l’ha sempre con tutti, in particolar modo con il DAP da almeno 30 anni (con buona fortuna dei miei detrattori professionali) soprattutto perché do troppo credito a chi si lamenta e racconta delle proprie sofferenze in carcere, per cui, mi raccomando, prendetemi sempre con ‘le molle’ e che il Signore o chi per lui ce la mandi buona.
LEO BENEDUCI
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